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La vibrazione nella memoria

Una alla volta

Ogni tanto ripasso le voci delle persone che non ci sono più.
La voce è più potente delle immagini perché è una vibrazione nella memoria, vibra come una corda lasciata suonare per semplice voglia di sentire una nota.

Ma con le voci si scomoda il sacro: bisogna ricordarsi di non farle risuonare per capriccio, non sarebbe etico. Io cerco di farlo solo per conforto, di non approfittarne: le lascio vibrare una alla volta, sporadicamente, giusto il tempo di sentire una frase che dicevano spesso, o illudermi che pronuncino il mio nome.

«Giada, amore, come stai?» faccio dire a Jo, nella sua voce di mamma eterna piena di francese africano.
Giacomo fa le sue battute, ma dopo dieci anni non me le ricordo bene, quindi finisce solo che ride.

La voce mancante

Fra chi ho amato e non posso più né vedere né sentire, c’è anche April. Va bene, era un gatto, ma non vuol dire niente, c’è abbastanza capienza sinaptica in ognuno per sentire la mancanza di persone, animali, situazioni. Non lasciate che nessuno vi imponga le sue gerarchie, la verità è che c’è spazio per tutti, nella nostalgia affettiva, ed è chi ha spazio solo per una o per l’altra categoria a dover spiegare come fa, ad essere così freddamente selettivo.
Di April mi ricordo gli occhi verdi che diventano gialli se mostrati al sole, le unghie che si conficcano nella mia mano e il contatto del suo fianco con il mio polpaccio mentre usa il suo peso di scricciolo (o di suino, a seconda del momento storico che la mente prende a modello) per farsi notare.
Ma la voce no. Di quella non è rimasto nulla.

Sintesi del suono

Me ne sono accorta l’altro ieri. Ho provato, nella mia testa, a ricreare sinteticamente i suoi miagolii: quello supplicante quando annusava le sardine, quello spezzettato, da commando, quando scorgeva uccellini che non avrebbe catturato mai, quello felice di quando tornavo a casa.
Niente.

«E se non funzionasse più il sistema?» Mi allarmo.

Riprovo.
La zia Maria mi raccomanda di non perdere mai il cofanetto di legno, perché non li fanno più.
Mio nonno si annuncia con ironia esclamando: «il vecchio nonno!», che per coincidenza è l’ultima cosa che ha detto nella sua vita e, per la stessa coincidenza, è stata detta a me.

Tutto a posto, il sistema funziona.
Allora ho pensato che forse non funziona con i gatti. Non ci sono regole scritte, sulle voci che vibrano nella testa della gente, non c’è un prontuario: si impara man mano.

La notte scorsa ho sognato che ero a casa dei miei.

Sollevavo il drappo del tavolo che avevo giurato di non alzare mai più, ma senza sentirmi in colpa: giuramenti del genere decadono, se si sente miagolare. E da sotto al verde lucido della stoffa, in effetti, è apparsa April. Ha fatto le fusa, ha morsicato, ha miagolato ancora, mentre io la ringraziavo di essere venuta a ricordarmi la sua voce e piangevo, accorgendomi di quanto mi fosse mancata – potrei aver pianto anche nella realtà ma, ancora una volta: non è una scienza esatta. Il mio cervello si è impegnato a recuperare chissà dove il suono della voce di April, per farmelo riascoltare in un sogno che aveva persino una certa, seppur telegrafica, narrativa. Tanto basta.

Fra le creature che ho amato e che non posso più né vedere né sentire, c’è anche April, che era il mio gatto. Mi ricordo i suoi occhi verdi, le unghie conficcarsi nella mia mano e il contatto del suo fianco con il mio polpaccio mentre usa il suo peso di scricciolo (o di suino, a seconda dell’anno che la mia mente prende a modello) per farsi notare.

Ieri ho ricordato i suoi richiami tutto il giorno, chiari come una registrazione.
Già oggi li distinguo con meno facilità: si impastano, si aggregano a miagolii di supporto che la memoria fabbrica per non ammettere che il ricordo uditivo va di nuovo scemando.
Ma non importa, è già tanto così: ricordare è un privilegio che non ha certezze di durata e il sogno è servito soprattutto a rendermene conto.
Così adesso passo in rassegna tutte le voci di chi manca. Sempre solo quando serve, sempre una alla volta. Ma con più perizia.
Nel caso un giorno svanissero anche loro.

31 Agosto 2010

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Comments

  • Ben tornata JLo!
    <3

    12 Marzo 2018
  • Bentornata!

    12 Marzo 2018
  • Bentornata!
    E torni con un meraviglioso post su April, che mi fa sempre pensare a Briciola (la gatta migliore al mondo… per me, ovviamente!). Adesso mi ricordo benissimo il miagolio che produceva mentre faceva le fusa… sembrava avesse la erre moscia. Grazie per il post.

    12 Marzo 2018
  • Graditissimo ritorno!!!

    12 Marzo 2018
  • Bentornataaaa!

    13 Marzo 2018
  • Francesca Eva

    Evviva!!!
    Ti seguo da anni e sono contenta di poter tornare nuovamente a leggere i tuoi post.
    Da mamma gatta non potevo poi che apprezzare questo tuo post

    23 Marzo 2018

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