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L’idea della vita

Cento

Mia nonna voleva arrivare a cento anni. Per principio. Nessuno della famiglia c’era ancora riuscito.

Lo zio Cola aveva mancato il traguardo per un soffio: la grande festa era pronta, ormai si era sicuri di avere il primato in pugno e invece lui si è addormentato, l’ultima volta, pochi giorni prima del suo compleanno. Mia nonna, che aveva spirito di competizione da vendere, si era messa di impegno pubblicamente.

«Arrivo a cento e poi però mi dovete lasciare morire in pace!»
«Nonna, tu fai del tuo meglio. Poi come va, va.»
«Va bene.» Aveva confermato, più sollevata per il lasciapassare che entusiasta per il traguardo.

«Sono stanca, che ci faccio ancora qui?» Mi diceva ogni tanto.

Aveva le valigie pronte per andarsene, aspettava solo che si palesasse il binario.

E siccome erano più di vent’anni che era convinta di partire da un momento all’altro, aveva avuto moltissimo tempo per organizzare la dipartita. Aveva messo un gruzzolo da parte per le spese, aveva scelto il vestito con cui voleva essere sepolta insieme a tutte le lettere della sua vita, incluse quelle sceme che le mandavo io ogni mese, perché era sorda all’ennesima potenza e non potevamo più parlare al telefono.

Aveva scelto a chi destinare le offerte, un’associazione che si prende cura delle ragazze-madre in difficoltà. Si era distrutta una vita per le sue figlie, facendo la sarta per pagar loro gli studi, e voleva che le altre avessero un aiuto.

mia nonna che ruba le uvette dal panettone pensando di non essere vista.
Mia nonna che ruba le uvette dal panettone pensando di non essere vista.

Tre

Ha avuto cent’anni per tre mesi. Poi, il 3 settembre 2018, il binario che tanto cercava deve esserle comparso davanti. Noi non potevamo vederlo. Abbiamo sentito sotto i piedi qualcosa di diverso, ma non sapevamo di essere con lei alla stazione.

Ricordo bene la telefonata di mio padre.
«La nonna non sta bene, purtroppo. La situazione si prospetta difficile.»
«Ci organizziamo per andarla a trovare?»
«Sì, certamente. A proposito, i funerali sono martedì alle 11:30.»
Mio padre, fra i pochi limiti, ha quello di non riuscire a dare le brutte notizie.

I Forever

Qualche ora dopo, a far parte della nostra storia, è entrata l’impresa funebre più straordinaria del mondo. Per non sfruttare le mie fortissime capacità di influencer, non citerò il loro nome; dico solo che Taffo in confronto è un bambino che seppellisce il suo porcellino d’india in cortile. Li chiameremo i Forever.

I Forever si occupano di tutto. TUTTO. Ti sistemano a casa una foto incorniciata del defunto, comprano il primo mazzo di fiori, organizzano le offerte e consegnano l’incasso ai destinatari. Ti parlano con calma perché sanno che sei troppo triste per capire qualcosa, ti fanno arrivare il condizionatore portatile se fa caldo e so per certo che, se potessero, ti rimboccherebbero le coperte e ti racconterebbero una storia.

I Forever assistono le persone nel parcheggiare in chiesa, dettano i tempi senza imporsi. Sono capitanati da una ragazza con una lunga treccia portata di lato, vestita come i colleghi che la accompagnano: abito scuro di taglio maschile, scarpe comode e guanti bianchi. Dirige ogni istante con professionalità e dolcezza.

I Forever hanno un carro funebre Maserati molto richiesto, di cui noi all’inizio non sapevamo nulla. Ci è bastato un attimo di fronte alla sua scintillante pacchianeria per capire che non avremmo mai potuto scegliere di meglio.

I musicanti di Brema

Siccome non era stata scritta dai Forever, la messa è stata così così. Il prete aveva manie di protagonismo e ha mancato completamente il punto; io ho smesso di seguire quando ha cominciato a lamentarsi del palinsesto Mediaset.

All’uscita della chiesa, le mani guantate della signorina Forever hanno distribuito pacchetti di fazzolettini di carta, perché “in queste situazioni servono sempre”.

Subito dopo, tutta la mia famiglia, che si riconosce per il fatto che è bellissima e grande, si è data appuntamento all’ingresso del cimitero di Mazara, che è fatto di fiori e tufo ed è famoso per la sua capacità di contenere più amore che lacrime.

Abbiamo cominciato a seguire in corteo la Maserati, con dietro un ritratto di mia nonna (scelto da lei per lo scopo nel 1994, una foto molto sofisticata), con scritto “Giuseppa S… Anni 100” e tutti si fermavano esterrefatti, ma mica per l’auto! Per dire: “Guarda… quella signora è arrivata a cent’anni!”
Mia nonna in quel momento secondo me godeva tantissimo.

Appena entrati, si affianca a noi un cane dello stesso colore del tufo che, ci viene spiegato, a volte sceglie dei cortei funebri e li segue con diligenza. A noi la cosa piace tantissimo, perché così in fila sembriamo i musicanti di Brema e perché lui sa esattamente chi deve consolare di più.

Iniziano le operazioni per la tumulazione. Fa caldissimo. E proprio mentre penso “mannaggia che sete”, si palesa alla mia destra la meravigliosa signorina Forever.

«Gradite qualcosa da bere?»
«Sì», dico io, completamente incantata dalla sua efficienza.
«Acqua o caffè?»

Dal nulla, spunta un tavolino con i bicchieri, il thermos del caffè, l’acqua naturale e l’acqua gassata, i tovagliolini.

«Mamma io questi li chiamo per il mio matrimonio!» Bisbiglio sorseggiando acqua fresca.
Lei ride e finge di sgridarmi.
«Mi hai fatto ridere al funerale di mia madre!» sussurra.
Io sorrido perché so che vuol dire: grazie.

E con il suo spirito

D’un tratto, si bloccano le fasi di tumulazione. Si dovrebbe portare la bara all’interno della cappella, ma il cane si è steso davanti alla porta e nessuno ha il coraggio di dirgli nulla perché finora è stato un ospite impeccabile. Una voce isolata ipotizza di cacciarlo via, noi ci opponiamo fermamente. Poco dopo si decide da solo e lascia passare gli operai.

«È tuo nonno.»
Afferma con solennità la mia prozia, a cui i Forever hanno trovato una seggiolina pieghevole. Sta con gli occhi lucidi e la voce stanca, perché mia nonna era la sua unica sorella e queste perdite sono così, stancano tanto.
«Ma chi?»
«Il cane. È lo spirito di tuo nonno che è venuto per la nonna. Per salutarla.»

Gli astanti convengono che debba essere per forza così, qualcuno spiega che farsi veicolo per gli incontri tra anime è proprio il mestiere di questi cani del cimitero.
Io sono perplessa ma non scettica, così mi perdo a chiedermi se ci sia una selezione per fare il cane da cimitero, o se basti una candidatura spontanea e poi al resto ci pensano gli spiriti.

Il cane lecca la mano rugosa della prozia, poi le si siede accanto.

L’idea della vita

Al termine della mattinata ci sparpagliamo e torniamo alle auto. Il cane segue il mio gruppo. Il percorso dura un paio di minuti e io sono titubante: che faccio, converso? Se è lui e non gli dico niente, non è che poi magari si offende?

Io cammino nell’indecisione, iI cane si ostina ad abbaiare a chi si avvicina troppo a noi. Per chi conosceva mio nonno, è un solido indizio.

«Papà io glielo chiedo.»
«Chiedi.» Mio padre, fra i tanti pregi, ha anche quello di capire quanto le stupidaggini hanno un gran significato.

«Nonno, ma sei proprio tu?» Domando, tenendo la portiera aperta della macchina.

Il cane mi guarda, si gratta un orecchio, si volta, fa pipì su un albero. E scappa via.

Lì ho capito che era proprio mio nonno. Non perché mio nonno fosse abituato a fare pipì al cimitero, ma perché gli piaceva replicare alle domande complicate con un gesto spiritoso, per evitare il gravame superfluo di una risposta diretta.

Faceva così caldo e avrei voluto ancora la signorina Forever a guidarmi in quello che dovevo fare dopo, o mio nonno a trotterellarmi a fianco, ma credo sia questa l’idea della vita: prima o poi devi camminare da solo, e se hai fortuna ti rimangono dentro più fiori che lacrime, la tua famiglia e tanto amore.

29 Novembre 2018

Furto di un brutto ricordo

Ovvero come sono diventata la pazza della fermata dell'autobus.

Comments

  • Tu non puoi scrivere queste cose. Io sto piangendo come una fontana.

    4 Giugno 2019

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