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Rocco e i suoi taralli

L’ultimo spot natalizio di Conad è riuscito a superare in bruttezza quello dell’anno scorso, non tanto perché ci siamo liberati di Pupi Avati e ci siamo accollati Salvatores, quanto perché consolida la tendenza di Conad a creare personaggi per cui è impossibile provare empatia.

Uno spot culturale

Lo spot è un po’ difficile da capire se si è del Nord, perché mancano i riferimenti culturali. Ma per fortuna avete me che sono nata praticamente nei Balcani ma che porto nelle vene sangue 100% siculo, al punto che alle ultime analisi del colesterolo in corrispondenza del valore c’era la targa del furgone del panellaro. Ci sono io, dicevo, a tradurre a beneficio dei nordici le scene e i sentimenti di questo spot.

È Natale.

Sappiamo di essere in una tipica casa del Sud perché c’è un ritratto inquietante che si prende mezza parete del salotto. In sottofondo si sentono delle zampogne così autentiche che probabilmente stanno suonando una pecora viva. All’inizio pensavo che fosse la suoneria del ragazzo; quando ho capito che era la colonna sonora ho perso la stima per tutti, in primis per il mio otorino. Comunque.

Il ragazzo del Sud sta leggendo un’uscita del Mezzogiorno che è talmente vecchia da essere ingiallita. Perché legge un giornale che sembra venire da una cantina piena di infiltrazioni? sento già dire dal Piemonte. Si spiega subito: Il Sud è così sperduto e arretrato che, per distribuire l’edizione digitale dei quotidiani, prima la fotocopiano di contrabbando nei palazzi della Regione con i soldi del Nord, poi la consegnano porta a porta in Apecar: per questo le notizie arrivano ai destinatari quindici-sedici anni dopo. Le edizioni cartacee sono messe ancora peggio: quando ho visto mio zio, lo scorso Natale, la prima cosa di cui si è lamentato sono state le simpatie comuniste del giovane Palmiro Togliatti.

Il ragazzo del Sud legge un giornale, dicevamo, che reca il titolo “Neve al Nord”. Ma come, la neve in prima pagina? Mi sembra di udire dalla Valle d’Aosta. Eh, può essere. La neve per l’uomo del Sud è un mito, non ti credono. Per esempio, ai palermitani devi dire “Come le granite, ma dal cielo!”, allargando le braccia e guardando verso su annuendo qualche volta, e qualcuno lo convinci pure, ma poi ti chiedono a che gusto scende la neve e tu devi dirgli che non ha sapore, e lì puf, li hai persi, non ti credono più.

Il ragazzo del Sud sente una chiamata e prende il cellulare scavando nel muschio di un presepe che è più la ricostruzione a scopo bellico di un villaggio iracheno, fatta con le scatole di cartone. Chi non mette il cellulare nel presepe, d’altra parte.

Sono io. Ah! Eh certo che sono contento!

Assunto! Parto domani stesso.

Fermiamoci un momento a riflettere. Qualcuno lo ha chiamato per dargli un lavoro e gli ha detto “Ti assumiamo. SEI CONTENTO?” Capirei una domanda simile solo se l’HR dei datori di lavoro fosse gestito da Dodò de L’albero azzurro.

La sorella, che ha lo spessore narrativo del pane azzimo, lo abbraccia con un accenno di gioia. Quanto ai genitori, pare che il figlio abbia appena detto loro “sono stato formalmente accusato di atti di sodomia allo zoo”.

La madre, come solo ha sentito “assunto” ha soppesato la palla dell’albero indecisa se tirarla in faccia a quel debosciato da diseredare.

ma è Natale!

Si limita a mugugnare, dopo il mancato via libera del marito a fare fuoco.

Se ne stracatafotte se il figlio era disoccupato da quando si è laureato nel 2010, questo nuovo lavoro si scontra con il fatto che domani c’è la zuppa di baccalà con i parenti, anche quelli da su (Frosinone), che figura ci faranno?

Mamma, devo.

Insiste il figlio con il coinvolgimento di Marina Massironi quando presentava i Bulgari Tiranos. Per sostenerlo, la sorella è sempre appesa a lui come una bertuccia e sospira senza spiccicare parola: dondola al suo collo, placida e potenzialmente intercambiabile con uno sciarpino di juta (la seta del Sud).

Ohi, signora, suo figlio maschio ha detto che deve, si renda utile: bisogna preparare la valigia. Ma perché non si fa la valigia da solo? Si chiederanno sicuramente gli amici di Varese. Perché si tratta di biancheria, e gli uomini al Sud la biancheria non la riordinano. Si comincia così, mettendo le mutande nel cassetto, poi magari si fanno anche le polpette da soli e poi come finirà questa nostra società piena di valori?

Ed infatti, il giorno dopo, la devota madre entra come una ladra nella stanza del figlio e gli ficca in valigia un mappamondo di caciotta che lì dentro non ci sta neanche a fette, insieme a taralli, pasta nidificata, quei biscotti che puoi masticare solo se prima sia tu che loro siete annegati nel vino cotto, un salame, altri taralli, altra caciotta. Il tutto in una disposizione così funzionale che per chiudere la valigia servirà un elefante ammaestrato, e all’apertura il ragazzo del Sud troverà tutto comodamente sbriciolato e potrà saltare così tutte le fasi della digestione.

Che fai, ma’?

Il ragazzo del Sud irrompe nella stanza, indispettito.

Pure u caciocavallo, e che Natale è?

Ribatte la signora, rivendicando con orgoglio la sua vergogna.

Ma che significa?

Mi pare di sentire da ogni persona che abbia raggiunto la prima media.

Traduciamo, a fatica: passi tirare via i taralli, il porco tascabile e il porfido di mandorle, ma quella di tirare fuori il caciocavallo non me la dovevi fare, non me la dovevi fare!

Scopriamo così che la signora è sì pratica di valigie, ma solo quelle per le traversate transoceaniche in nave (a proposito, attenzione a non dire niente sul Titanic che una partita di giornali si è persa ad Avellino e lì pensano ancora che debba partire il prossimo aprile) e non ha idea che una caciotta in stiva ha il peso necessario a far precipitare un Boeing 737 nel cuore della giungla.

Mi impuzza tutte le camicie!

Ribatte esasperato il ragazzo del Sud, che per la verità stava togliendo via tutto tranne la caciotta e che si presenterà il primo giorno di lavoro al nevoso Nord con un afrore di formaggio che spero per lui che sia stato assunto come topo di Parmareggio.

Ma attenzione, in un colpo d’anca di sceneggiatura, arriva la svolta. Il Deus ex machina che risolve quella che altrimenti diventerebbe una sanguinosa faida familiare. Il pater. Il padre lancia nella valigia una bella carta regalo di Conad da 100 euro con la spocchia di un oligarca che offre champagne rosé a una squadra di prostitute. Teneva quella card cucita in una tasca segreta della canottiera da anni, certo di poterla usare in modo così disinvolto e signorile, ma poi non c’è stata mai occasione. Fino ad ora.

Il padre risolutore rassicura il figlio: che abbandoni pure la preziosa caciottona, poi quando arriva in quel postaccio che è il Nord potrà fiondarsi al Conad, farsi largo a stento tra le polente e comprare prodotti tipici da supermercato, che lui chiama “le nostre cose”. E penserà a loro. Se chiamo mio padre e gli dico che ho pensato a lui comprando un Primosale al Conad, come prima cosa piange.

La sorella fa la tappezzeria che sorride e a questo punto mi scuso: l’unica spiegazione logica al suo perpetuo, monacale silenzio è che sia muta veramente.

Un ultimo sguardo ai genitori e poi via, con in mano la valigia ancora puzzolente, dimenticandosi completamente dell’altro borsone in cui peraltro si trova la sorella tutta intorcinata come una contorsionista, pronta a diventare bagaglio a mano Ryanair pur di fuggire da un padre che comunica solo vantandosi delle carte regalo.

A tutti i nostri ragazzi che vanno lontano, Conad augura Buon Natale.

E per fortuna finisce qui.

Bloopers

Da profonda conoscitrice del Sud, ammetto che lo spot era piuttosto aderente alla realtà, ma c’è qualche imprecisione culturale che ci tengo a sistemare per i nostri amici del Nord.

  • La valigia del ragazzo del Sud doveva essere di cartone: un errore del reparto costumi difficilmente perdonabile. Peccato, perché il materiale con cui era stato fatto il presepe sarebbe stato perfetto.
  • Solo sapendo che il figlio se ne andava, la madre doveva indossare una veletta nera per aggiustare il mood familiare.
  • Appena appresa la buona notizia, non è possibile che il ragazzo del Sud possa partire “domani stesso”. Con le infrastrutture che ci sono, giù nelle discariche borboniche, bisogna organizzare il calesse, chiedere il visto per la Lombardia e fargli mettere il sigillo in ceralacca del podestà… tutta una serie di cose per cui ci vorranno al minimo due mesi.
  • Il trasporto nonchalantico di prodotti mangerecci è una questione di metodo: le caciotte che non stanno in valigia si appendono a coppie ai capi di uno spago grosso, poi si appendono come collane. Dopo di che si chiude il cappotto e via andare. Si narra che con questo sistema si possano muovere sei-otto caciotte a testa perfino attraverso i valichi di frontiera svizzeri.

Epilogo

Potremmo fare le polemiche e dire che Conad, come al solito, fa pena quando cerca di immedesimarsi nei venditori, nelle casalinghe, nei poveracci, nei ginecologi improvvisati, negli emigrati. E potremmo dire che ci prova, ma non ce la fa, perché stereotipa chiunque, lo fa diventare una pedina triste del suo immaginario e sceglie un regista noto a cui addossare la colpa delle sue idee stantie.

La verità è che nessuna madre del Sud – e, tratteniamoci per la sorpresa, nessuna madre italiana in generale – si lagnerebbe che “è Natale”. Farebbe i salti di gioia perché suo figlio se ne va, e più lontano va e più lei sarà felice mentre le si spezza il cuore perché più chilometri ci saranno a dividerli, meno occasioni avranno di vedersi, ma sarà sempre meglio che non costruire niente. Altro che Natale.

E soprattutto. Soprattutto. Nessuna madre italiana comprerebbe un prodotto locale nel reparto folcloristico di un supermercato.
Perché quelli che restano e quelli che se ne vanno sono tristi, mica scemi.

3 Settembre 2018

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Comments

  • Standing ovation !
    Mancavi, decisamente 🙂

    23 Gennaio 2019
  • Mmmm, ti parlo di una quindicina d’anni fa.
    Ma quando “salivano” a Milano i miei amici universitari, era sempre festa all’apertura della valigia 😀
    Nonché al periodico arrivo di misteriose scatole di cartone delle dimensioni di un’utilitaria e del peso prossimo a quello di un pachiderma.

    Lieto di leggerti di nuovo !

    23 Gennaio 2019

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